PMI.it - Approfondimenti

Condividi contenuti
Informazione ICT e Business per piccole e medie imprese
Aggiornato: 11 ore 30 min fa

Fondi pensione, meglio puntare sul Tfr

Ven, 02/03/2012 - 17:40

Fondi pensione, nel 2011 il Tfr ha avuto rendimenti migliori

Il 2011 è un anno da archiviare per chi ha investito in un fondo pensione: in media, le performance sono in perdita, con l’unica eccezione dei fondi negoziali, sostanzialmente stabili, mentre per esempio chi ha lasciato il Tfr in azienda ha guadagnato il 3,5%. Lo rilevano i dati provvisori diffusi dalla Covip, la commissione vigilanza sui fondi di previdenza complementare.

Del resto, l’anno appena concluso è stato contrassegnato da notevoli turbolenze di mercato che evidentemente si sono riflesse anche su questi prodotti di investimento. Rispetto al settore del risparmio gestito nel suo complesso, che nel 2011 ha segnato un calo sul fronte della raccolta, i fondi pensione hanno invece visto aumentare il numero degli iscritti (che in termini assoluti restano comunque pochi).

I rendimenti e il Tfr

Partiamo dal capitolo che probabilmente interessa di più chi investe nei fondi pensione, quello dei rendimenti. Qui, l’unico dato che non è preceduto dal segno meno è quello dei fondi negoziali (sono i fondi di categoria), che sostanzialmente restano in pari, +0,1% la performance 2011 (si tratta di una media di tutti i comparti).

Performance negative invece per fondi aperti, con rendimento in calo del 2,4%, e pip (piani individuali previdenziali), sotto mediamente del 5,7%.

if (typeof(et_ord)=='undefined') et_ord=Math.floor(Math.random()*10000000000000000); if (typeof(et_tile)=='undefined') et_tile=1; document.write('');

Il paragone con il Tfr è impietoso: il trattamento di fine rapporto si è rivalutato nel 2011 del 3,5% (il Tfr si rivaluta dell’1,5% più il 75%% del tasso di inflazione).

Analizzando più nel dettaglio i diversi comparti, fra i fondi negoziali sono saliti dell’1,7% i rendimenti dell’obbligazionario puro e dell’1,1% quelli dell’obbligazionario misto, mentre sono scesi il garantito, -0,8%, il bilanciato, -0,6%, l’azionario, che registra una flessione del 3%.

Fra i fondi aperti, rendimenti inferiori distribuiti in modo abbastanza analogo (rispetto ai fondi chiusi): valori positivi per l’obbligazionario puro, +1%, e misto, 0,3%, leggera flessione dello 0,3% per il garantito, cali più vistosi per bilanciato, -2,3%, e azionario, -5,3%.

Quanto ai pip, crollo dell’8,8% per l’azionario, bilanciato sotto del 4%, e anche qui obbligazionario positivo, +0,9%.

In generale va sottolineato comunque che il fondo pensione è un classico investimento di lungo periodo, che va quindi valutato su un orizzonte temporale ampio. Nel 2009 e nel 2010 in media il rendimento dei fondi pensione aveva battuto il Tfr, mentre il 2008 era stato un annus orribilis.

Bisogna naturalmente tener presente che i diversi prodotti hanno rendimenti diversi. Ma certo, va detto anche che il Tfr ha una rivalutazione sicura (si calcola che perda rispetto all’inflazione solo nel caso in cui quest’ultima superi il 6%), mentre i fondi sono prodotti finanziari soggetti alle oscillazioni del mercato.

Le adesioni

Passando alle adesioni, come detto il 2011 ha registrato un aumento. Il numero complessivo degli iscritti alle gestioni previdenziali complementari è salito del 5,7%, raggiungendo quota 5milioni 573mila iscritti (dai 5milioni 271mila del 2010). Si tratta comunque di numeri ben lontani dalla potenziale platea di riferimento se si calcola che solo un lavoratore su quattro ha aderito a una forma di previdenza complementare.

La crescita è attribuibile in larga misura ai pip nuovi, che hanno segnato un incremento degli iscritti del 25,1%, raggiungendo 1milione 451mila adesioni. Molto inferiore, pari al 3,8%, la crescita dei fondi aperti, che hanno 881mila iscritti. Negativo il risultato, sempre in termini di adesioni rispetto al 2010, dei fondi negoziali, in flessione dello 0,8%, che restano comunque quelli con il maggior numero di clienti in termini assoluti, 1 milione 994mila (nel 2010 erano più di 2 milioni).

Quanto alle risorse, anche qui la parte del leone spetta ai pip nuovi, con 6,9 milioni di euro, in aumento del 32% rispetto al 2010. Seguono i fondi negoziali, +12,9%, a 25milioni 265mila euro, mentre la crescita del patrimonio del fondi aperti è stata del 10,6%, a 8milioni 333mila euro.

Comunque, una buona metà delle risorse dei fondi complementari italiani resta appannaggio dei fondi preesistenti (ovvero quelli che c’erano già prima della riforma del 2003), che gestiscono risorse per 42milioni 100mila euro. Il totale delle risorse dei fondi pensione in Italia è pari a 88 milioni 639mila euro, +6,5% sul 2010.

Mercato del lavoro, lo spread uomo/donna

Ven, 02/03/2012 - 16:45

Occupazione bassa, gap retribuzioni: convegno Cnel sul lavoro delle donne

Occupazione femminile più bassa d’Europa (dopo quella di Malta), stipendi più bassi del 13%, tasso di abbandono dopo la maternità alle stelle, una giornata più lunga, rispetto a quella degli uomini, di 45 minuti: sono i dati relativi al mercato del lavoro italiano al femminile emersi nel corso degli “Stati generali sul lavoro delle donne in Italia” del 2 febbraio al Cnel, a Roma. Esperti di Istat, Banca d’Italia, Isfol, ministero del Lavoro, hanno presentato ricerche che descrivono, numeri alla mano, l’esistenza di un gap di genere che è difficile con chiamare discriminazione.

Nel 2010 il tasso di occupazione femminile in Italia è stato pari al 46,1% (detto in parole semplici, lavora meno della metà delle donne), dato che colloca il Paese in coda alla relativa classifica europea, davanti alla sola Malta. Dal 2008 al 2010 l’occupazione femminile è diminuita dell1,1%, pari a 103mila unità. E nei primi nove meni del 2011, 45mila giovani donne hanno perso il lavoro. Le cifre sono state presentate da Linda Laura Sabbadini, capo dipartimenti per le statistiche sociali e ambientali dell’Istat, in un’analisi divisa per fasce di età.

Età e maternità

Fra le giovani donne under 30 non solo il tasso di occupazione è più basso, ma la quota di precarietà è più alta rispetto a quella maschile, pari al 35,2% contro il 27,6% dei coetanei. La retribuzione è inferiore di oltre 100 euro: 892 euro di media per le giovani donne, contro i 1056 euro netti delle buste paga dei giovani uomini.

Quando poi nasce il primo figlio, la situazione peggiora ulteriormente: il 30% delle madri interrompe il lavoro, contro il 3% dei padri. E questi son i dati Istat, mentre secondo quelli dell’Isfol, illustrati da Marco Centra, le donne che abbandonano il lavoro dopo la maternità sono il 40,8%. In più al 40,8% di ex lavoratrici che lascia il lavoro dopo la maternità si aggiunge un 5,6% che si dedica in generale alla famiglia e alla cura di persone non autosufficienti, un 17% che perde il posto perché scade il contratto a termine, un 15,8% di licenziamenti o chiusure aziendali.

Ma torniamo all’Istat: fra le donne in coppia e con un figlio il tasso di occupazione è del 60%, contro il 91,3% degli uomini nella stessa situazione, e scende al 50,6% quando i figli sono due per crollare al 33,7% con più di tre figli.

if (typeof(et_ord)=='undefined') et_ord=Math.floor(Math.random()*10000000000000000); if (typeof(et_tile)=='undefined') et_tile=1; document.write('');

Retribuzioni

Capitolo stipendi: il gap retributivo non riguarda solo le giovani, ma tutte le donne che secondo l’Istat guadagnano mediamente il 20% in meno dei colleghi: 1096 euro in media, contro 1377. Le scoraggiate sono il 16,6%, quattro volte la media Ue (4,4%).

Le cifre della Banca d’Italia sulle retribuzioni, illustrate da Roberto Zizza, presentano un differenziale grezzo degli stipendi fra uomini è donne è pari al 6%, ma calcolandolo tenendo conto delle caratteristiche dei lavoratori (a parità di posizione per esempio) il divario è più ampio e si allarga nel tempo: era al 10,3% nel 1995, è salito al 13,8% nel 2008.

Grado di istruzione

Tutto questo succede nonostante le donne abbiano mediamente un grado di istruzione maggiore degli uomini e superiore rispetto agli incarichi che ricoprono, ha sottolineato ancora Sabbatini. Mentre Antonietta Mundo, coordinatore generale Statistiche attuariali dell’Inps, ha raccontato che i datori di lavoro preferiscono mettere in cassa integrazione gli uomini, forse perché le donne costano meno o forse perché sono un numero inferiore in generale. Resta il fatto, che si tratta di un ulteriore dato che evidenzia una differenza di genere, qualitativa e quantitativa.

Riforma del lavoro

Su una cosa sono tutti d’accordo: il problema è legato in buona parte al welfare e la riforma del lavoro dovrebbe essere pensata anche in questo senso. Sottolinea Sabbadini: «o si redistribuisce il lavoro di cura tra i generi e nella società, sviluppando una rete di servizi ampia e funzionante, facilitando anche la crescita dell’occupazione delle donne nel settore dei servizi, o difficilmente potrà esservi futuro per l’occupazione femminile».

Secondo l’Isfol, tenendo conto dei carichi di impegni, anche familiari, che le donne si accollano, la loro giornata lavorativa è più lunga di 45 minuti rispetto a quella degli uomini. Nel dettaglio: una giornata di un occupato con almeno un figlio fra lavoro retribuito, spostamenti e altri impegni, dura 15 ore. I padri ne dedicano 10 al lavoro retribuito, le madri 7 ore e 9 minuti, a cui si aggiungono 8 ore e 35 minuti di lavoro familiare.

Riassume Antonio Marzano, presidente del Cnel: «il sistema italiano non fornisce servizi alla famiglia e di conciliazione, di conseguenza le donne o non entrano nel mercato del lavoro, o ne escono mercato dopo il primo figlio o per assistere parenti anziani».

In più, nel mondo del lavoro «sebbene le donne abbiano livelli di istruzione più elevati rispetto ai coetanei, competenze e merito non sono valorizzati, anzi persistono discriminazioni evidenti sulle differenze retributive, qualità del lavoro e di carriera».

Quindi, «bisogna rafforzare concretamente le politiche d’incentivazione a favore dell’occupazione femminile, fornendo alle famiglie asili nido e servizi di cura per la terza età, e sviluppare un modello sociale per promuovere una ripartizione equa del lavoro familiare».

IRAP 2012: online modello definitivo e istruzioni

Ven, 02/03/2012 - 13:29

IRAP 2012: online la versione definitiva del modello e le istruzioni per la compilazione

IRAP 2012, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato sul proprio sito la versione definitiva del modello per le dichiarazioni della tassa regionale sulle attività produttive relativa all’anno d’imposta 2011, insieme alle istruzioni per la sua compilazione.

Tra le novità più rilevanti nel modello IRAP 2012 c’è la possibilità di presentare una dichiarazione integrativa barrando la casella studiata appositamente per tale scopo e presente nel frontespizio, le aliquote aggiornate riportate nella tabella ad hoc e l’ipotesi di variazione in aumento e in diminuzione per i soggetti che adottano i principi IAS/IFRS.

Novità già presentate con la bozza del modello IRAP di quest’anno e confermate dalla versione definitiva, approvata con un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 31 gennaio e ora disponibile online.

Dichiarazione integrativa

La nuova casella presente nel frontespizio e denominata “Dichiarazione integrativa” (art. 2, comma 8-ter, Dpr 322/98) va barrata dai contribuenti che intendono integrare la dichiarazione per trasformare la richiesta di rimborso del credito da utilizzare in compensazione. Opzione che può essere esercitata fino a 120 giorni dalla scadenza del termine a patto che il rimborso non sia stato già erogato, anche solo in parte.

if (typeof(et_ord)=='undefined') et_ord=Math.floor(Math.random()*10000000000000000); if (typeof(et_tile)=='undefined') et_tile=1; document.write('');

Quadro IR  e tabella aliquote

Arricchita poi la tabella delle aliquote applicabili per il 2011 che espone un elenco completo, suddiviso per regione, comprensivo del codice che va riportato nel quadro IR per la ripartizione regionale della base imponibile e dell’imposta.

Proprio nel quadro IR è contenuta una delle novità del modello IRAP 2012: la colonna “deduzioni regionali” che deve essere utilizzata dai contribuenti delle regioni Piemonte e Umbria per usufruire della deduzione prevista in caso di incremento del numero dei lavoratori assunti a tempo indeterminato (ex L. Reg. Piemonte n. 19/2010 e ex L. Reg. Umbria n. 4/2011).

Quadro IS

Nel quadro IS dedicato all’affrancamento dei maggiori valori delle partecipazioni trova spazio l’altra novità:  è stata inserita la nuova sezione X per specificare gli importi assoggettati a imposta sostitutiva rispetto ai valori delle voci avviamento, marchi d’impresa e altre attività immateriali suscettibili di affrancamento.

Quadri IP e IC – principi contabili internazionali IAS/IFRS

Infine l’altra novità è contenuta nei quadri IP e IC, due nuovi righi consentono di riportare le variazioni in aumento e in diminuzione per i soggetti che applicano i principi contabili internazionali IAS/IFRS.

Modalità di presentazione

Ricordiamo in ultimo che le aziende interessate dall’adempimento devono inviare modello IRAP 2012 all’Amministrazione finanziaria esclusivamente per via telematica, eventualmente avvalendosi di intermediari abilitati o recandosi presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate presenti sul territorio.

Scadenze fiscali

Il termine per la presentazione della dichiarazione IRAP è fissato al 30 settembre dell’anno successivo a quello del periodo di imposta di riferimento per le perone fisiche, le società semplici, le società in nome collettivo e in accomandita semplice e le società e le associazioni a esse equiparate (articolo 5 del Tuir).

Per i soggetti all’imposta sul reddito delle società (articolo 73 comma 1 del Tuir) e le amministrazioni pubbliche la scadenza fiscale è l’ultimo giorno del nono mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta.

Fonte: Agenzia delle Entrate – Modello IRAP 2012

Redditometro 2012: la psicosi da accertamento sintetico

Ven, 02/03/2012 - 10:20

Redditometro 2012, rischi anche per i contribuenti onesti?

Per il 2012 l’Amministrazione finanziaria ha dichiarato guerra aperta all’evasione fiscale, inasprendo i controlli e mettendo in campo nuovi potenti strumenti tra cui il tanto temuto Redditometro, quello che più spaventa anche i contribuenti onesti.

Nel Redditometro 2012 andranno a confluire i più disparati dati al fine di presumere la capacità di spesa dei contribuenti. In tutto sono 100 le voci di spesa prese in considerazione dal Fisco: se quanto si spende supera quanto si dichiara (anche in funzione del nucleo familiare e dell’area geografica in cui si risiede) supera del 20% il reddito dichiarato l’Agenzia farà scattare l’iter che può portare all’accertamento esecutivo.

In questo caso il contribuente dovrà essere in grado di fornire una dimostrazione di come ha acquisito le risorse necessarie per mantenere il proprio tenore di vita.

La paura per molti piccoli e medi contribuenti è che la ricerca spasmodica di evasori fiscali possa portare ad una sorta di caccia alle streghe, andando a colpire proprio gli onesti, visto che per chi percepisce redditi da lavoro inferiori, è molto più facile sforare il tetto del 20% rispetto a chi incassa migliaia di euro l’anno e difficilmente realizza spese di pari o superiore entità.

Anche perché qualora sia necessario avviare un contenzioso con il Fisco, la somma contestata va erogata comunque, a meno di avviare le complicate procedure per la richiesta di sospensiva, per poi eventualmente richiederla indietro in caso di vittoria. A questo punto si entrerebbe nella folta schiera di coloro che attendono per i ritardi nei pagamenti dalla PA.

if (typeof(et_ord)=='undefined') et_ord=Math.floor(Math.random()*10000000000000000); if (typeof(et_tile)=='undefined') et_tile=1; document.write('');

La psicosi da accertamento sintetico è poi alimentata dal fatto che non c’è nessuno che controlli l’operato del “controllore”, anche se all’Amministrazione va riconosciuto di aver implementato controlli interni volti ad evitare tali situazioni.

Insomma, anche cittadini, professionisti e imprenditori onesti potrebbero incorrere in problemi con il Fisco, o perlomeno essere chiamati a giustificarsi di fronte all’Amministrazione finanziaria per colpa degli strumenti volti a stanare i veri evasori.

Ricordiamo infatti che, oltre al Redditometro, la congruenza tra spese effettuate e redditi dichiarati viene controllata dal Fisco anche attraverso altre misure messe in campo:

IVA e omaggi aziendali: il trattamento fiscale

Ven, 02/03/2012 - 10:00

L’IVA, ovvero l’imposta sul valore aggiunto da poco salita dal 20 al 21%, rappresenta un’imposizione il cui funzionamento è noto, ma cosa succede se un’impresa si trova a dover fare i conti con l’applicazione dell’IVA a omaggi, sconti o campioni gratuiti? È necessario in primo luogo operare le dovute distinzioni circa la cessione gratuita di beni, che si distingue a seconda dello scopo che ci si prefigge.
Riducendo la cessione gratuita di beni alle operazioni riconducibili a rapporti commerciali abbiamo tre possibilità: omaggi, sconti in natura e campioni.

Gli omaggi

Gli omaggi sono delle cessioni gratuite di beni non legate ad altre operazioni commerciali. L’applicazione dell’IVA in questo caso dipende dalla natura e dal valore dei beni in questione e dal destinatario della cessione. Possiamo avere quindi omaggi rappresentati da beni non rientranti nella produzione o nel commercio dell’attività dell’impresa, da beni che invece rientrano nell’attività o nel commercio effettuato dall’impresa, da beni concessi ai dipendenti dell’impresa.

if (typeof(et_ord)=='undefined') et_ord=Math.floor(Math.random()*10000000000000000); if (typeof(et_tile)=='undefined') et_tile=1; document.write('');

Nel caso in cui si tratti di beni non oggetto dell’attività dell’impresa che li concede aventi un valore (rappresentato dal costo complessivo di acquisizione nel quale cioè sono compresi gli oneri accessori di diretta imputazione, come ad esempio le varie componenti del bene, o la scatola nella quale è contenuto) non superiore ai 25,82 euro, l’IVA pagata all’acquisto è detraibile nella sua interezza e la cessione del bene non è soggetta all’imposta sul valore aggiunto. Se invece il valore supera la somma indicata l’Iva sull’acquisto è indetraibile e la cessione non è assoggettata a Iva.

Con la C.M. n 54/E del 19/06/02 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’indetraibilità dell’Iva assolta sull’acquisto di alimenti e bevande aventi valore unitario non superiore a 25,82 euro non oggetto dell’attività dell’impresa e destinati alla cessione gratuita non ha valore, poiché questa cessione viene individuata come spesa di rappresentanza.

Per quanto riguarda i lavoratori autonomi, nel cui caso la cessione di beni non riguarda mai prodotti rientranti nella propria attività professionale, resta salvo che i beni di costo inferiore a 25,82 euro subiscono la detrazione, mentre nel caso in cui il valore sia superiore sono sempre esclusi da IVA.

Finora si è considerato il caso in cui il bene ceduto non sia oggetto dell’attività di impresa del cedente, vediamo ora cosa accade nel caso contrario. Se il bene ceduto è prodotto o commercializzato dall’impresa che lo cede è sempre assoggettato al pagamento dell’IVA indipendentemente dal valore economico, ciò perché è necessario evitare che i beni giungano tassati al consumo, visto che in quanto acquistati nell’ambito di un’attività d’impresa hanno già subito la detrazione dell’imposta in precedenza.

Nel caso di omaggi ai dipendenti dell’azienda, se un acquisto è classificato tra le spese di rappresentanza l’imposta non può essere detratta, ma l’art. 1 co. 1 del D.P.R. n. 917 del 22/12/1986 sottolinea che quelle sostenute in denaro o in natura a titolo di liberalità a favore dei lavoratori sono spese per prestazioni di lavoro indipendente e non spese di rappresentanza, e quindi sono detraibili.
Quindi l’IVA va assolta per beni resi come omaggio ai dipendenti sarebbe detraibile (sempre però che non si tratti di beni di lusso come da Tabella B, D.P.R. 633 del 1972) e la cessione dei beni sarebbe imponibile (a meno che non si sia scelto di non detrarre l’Iva all’acquisto). L’Amministrazione finanziaria però annovera gli omaggi ai dipendenti come un’attività non strumentale all’attività d’impresa, escludendo così il diritto di detrazione.

Gli sconti in natura

Nel caso di sconti in natura la cessione di un bene come sconto, abbuono o premio è comunque derivazione di una transazione principale che è già stata assoggettata al pagamento dell’IVA, quindi i derivati non costituiscono base imponibile. Ciò perché il costo del bene ceduto viene compreso in quello dei prodotti ai quali lo sconto o l’abbuono si riferisce.
Ciò vale sia che i beni in questione siano oggetto dell’attività dell’impresa sia che non lo siano.

I campioni

I campioni gratuiti sono beni rientranti nell’attività dell’impresa ceduti a scopo di promozione. Essi devono essere appositamente contrassegnati come tali in maniera indelebile e devono essere di basso valore. Secondo l’art. 2, co. 3, lett. d) del D.P.R. 633 del 1972 la cessione di tali campioni non rientra nella cessione di beni, ed è quindi esclusa dall’assoggettamento all’IVA. Ciò perché i campioni non sono beni vendibili e rappresentano un costo per l’impresa sostenuto per attività di promozione di un bene presente sul mercato.

Al momento della vendita di questi beni quindi sarà recuperato anche il costo sostenuto per la cessione dei campioni. Per questo motivo la cessione dei campioni non è soggetta all’Iva ma consente la detrazione d’imposta assolta sugli acquisti a essi inerenti.

La cessione gratuita può anche essere rappresentata da beni e premi erogati in seguito a una manifestazione a premio: in questo caso l’Iva è indetraibile e quindi la cessione al beneficiario non subisce l’imposta.

Altre tipologie di cessioni gratuite

Esistono anche altre tipologie di cessioni gratuite, e anche in questi casi si fa riferimento ai nn. 12) e 13) dell’art. 10, co. 1 del D.P.R. 633 del 1972, secondo il quale nel caso in cui si tratti di beni oggetto dell’attività d’impresa sui quali è stata operata la detrazione dell’IVA al momento dell’acquisto è valida l’esenzione da Iva se essi sono ceduti a:

  • enti pubblici
  • associazioni riconosciute o fondazioni aventi esclusivamente finalità di assistenza, beneficenza, educazione, istruzione, studio e ricerca scientifica
  • onlus
  • popolazioni colpite da disastri naturali, calamità o catastrofi (ai sensi della legge n. 996 del 1970 o della legge n. 225 del 1992).

L’esenzione è motivata dall’indetraibilità dell’imposta al momento dell’acquisto da parte dell’azienda. Se l’acquisto è stato portato a termine in annualità precedenti a quella della cessione e l’imposta è quindi già stata detratta, sarà necessario rettificare la detrazione secondo le modalità indicate dall’art. 19/bis2, co. 1 e 2 del D.P.R. 633 del 1972.

Eccezioni alla mancata detrazione sono date dalla cessione gratuita di prodotti alimentari che non sono più oggetto di commercializzazione, o non sono più idonei alla commercializzazione (pensiamo a prodotti con un errato confezionamento o prossimi alla data di scadenza) a enti pubblici, associazioni riconosciute, onlus e fondazioni senza scopo di lucro. Ciò perché questi beni sono considerati distrutti ai fini Iva e consentono quindi all’impresa che li cede la detrazione dell’imposta pagata al momento dell’acquisto.

Tutto ciò vale anche per la cessione gratuita a enti locali, istituti di prevenzione e pena, istituzioni scolastiche, orfanotrofi ed enti religiosi di prodotti editoriali o apparecchiature informatiche non più commerciabili (magari perché obsolete).
È necessario che la cessione gratuita sia comprovata attraverso l’invio di una comunicazione all’Agenzia delle Entrate che deve essere recapitata cinque giorni prima dell’arrivo del bene, a meno che non si tratti di beni con costo non superiore a 5.164,57 euro (in questo caso la comunicazione non è necessaria), l’emissione di un documento di trasporto e la redazione di una dichiarazione sostitutiva di atto notorio a cura dell’ente beneficiario che attesti natura, qualità e quantità del bene ceduto in maniera congruente rispetto al documento di trasporto a carico del cedente.

L’esenzione è inapplicabile se la cessione avviene a causa dell’impegno di estinguere una precedente obbligazione.

I 7 strumenti per avere successo online

Ven, 02/03/2012 - 10:00

Marketing e Advertising online: consigli e strumenti

Secondo un’analisi sull’impatto di Internet sull’economia italiana svolto dal Boston Consulting Group e commissionato da Google, le Pmi attive online (ovvero che svolgono attività di marketing o vendita in rete), hanno registrato una crescita media dei ricavi negli ultimi 3 anni dell’1,2% rispetto ad un calo del 2,4% di quelle online (con solo un sito web) e del 4,5% delle offline (senza nemmeno un sito web).
E’ facile, dunque, intuire come per le Pmi Internet rappresenti una grande opportunità di crescita. Le azioni risultate maggiormente vincenti sono in particolare: pubblicità sui motori di ricerca (pay per click) e ottimizzazione SEO del proprio posizionamento (66% e 63%); DEM e Social Media Marketing, con pagine aziendali su Social Network (54% e 51%); ordini e pagamenti online (47% e 37%).
Con gli strumenti messi a disposizione da Google (Google Insight, ecc.) è possibile estrarre dai database Google i numeri precisi di quante ricerche vengono effettuate su uno specifico settore in uno specifico territorio.

if (typeof(et_ord)=='undefined') et_ord=Math.floor(Math.random()*10000000000000000); if (typeof(et_tile)=='undefined') et_tile=1; document.write('');

E’ come dire che ci sono, ad esempio, 273 clienti davanti alla porta del tuo negozio interessati al tuo specifico prodott:, sta poi a te imprenditore decidere se aprire la saracinesca o darti per disperso. “Aprire la saracinesca” su Internet vuol dire farsi trovare per primi nei luoghi (digitali) frequentati dai clienti.
Con gli strumenti di Web Analytics è possibile farlo in maniera “scientifica” senza dispersione di budget.
Ecco i 7 strumenti per essere un’azienda successo su Internet:

  1. Sito web: ottimizzato (azione SEO) in maniera da avere nel tempo un costante miglioramento della posizione tra i risultati di ricerca di Google e con una icona “Contattaci” su ogni pagina, sempre nello stesso punto, preferibilmente in alto a destra.
  2. Fatto un buon sito, il passo successivo è farlo conoscere con delle azioni pubblicitarie: Google AdWords consente di inserire annunci a pagamento, che appaiono agli utenti in relazione alle parole-chiave digitate sul motore di ricerca.

Ad esempio con una buona campagna AdWords per il negozio di scarpe XY di Ancona, ogni volta che un utente digita “scarpe donna Marche”, “stivali pelle ancona” ecc., compare il negozio XY con un annuncio che invita alla visita del sito o direttamente all’acquisto.
Questo strumento consente di: monitorare costantemente le statistiche dei ritorni, fare campagne pubblicitarie in qualsiasi lingua e far comparire gli annunci solo a chi digita da una specifica area geografica puntando così solo al target di interesse. È ideale per prodotti o servizi legati ad una certa stagionalità ed infine “Se non ricevi click non paghi!”.

  1. Un’azienda può decidere di farsi pubblicità anche su Facebook: il re dei Social Network consente di individuare con estrema precisione il proprio target di riferimento tramite localizzazione geografica, età, sesso, stato civile, titolo di studio, occupazione e interessi. Un’impresa può presentarsi in diversi modi: con una Fan Page e attraverso messaggi promozionali che rimandano alla Fan Page o al sito istituzionale e che appariranno sui profili degli utenti-target individuati. Ad esempio se possiedi un negozio di articoli sportivi a Firenze il tuo annuncio pubblicitario comparirà lateralmente al profilo di utenti che si trovano a Firenze, appassionati di Sport, Calcio, Nuoto, ecc.
  1. YouTube, usato nella maniera opportuna, favorisce la diffusione del brand, la promozione di prodotti e servizi e permette di incanalare il traffico verso il proprio sito Internet.

Un’azienda può decidere di promuoversi attraverso dei banner pubblicitari oppure con annunci che compaiono in sovraimpressione durante la visualizzazione di un video su una tematica pertinente. YouTube consente eventualmente di proporre il proprio messaggio solo ad un target geolocalizzato nell’area di interesse dell’inserzionista.
Un’azienda può decidere di aprire un proprio canale realizzando e pubblicando contenuti virali capaci di diffondersi rapidamente ed in maniera estesa in Internet, attirando utenti interessati e spingendoli a visitare il sito web.

  1. L’Article Marketing consiste nella pubblicazione libera online di articoli che hanno per oggetto un’attività o un prodotto. Su ogni articolo redatto sono presenti le referenze dell’azienda, in questo modo si facilitano i contatti con essa e la visita del sito istituzionale. Vengono utilizzate parole e gruppi di parole chiave inerenti un determinato settore, rendendo così più semplice il reperimento dell’articolo stesso sui motori di ricerca.

Il principale vantaggio di questo strumento è quello migliorare la reputazione dell’azienda. Regola fondamentale: l’articolo deve apparire neutrale affinché risulti credibile, dunque efficace. Dunque, nessuno slogan, nessun aggettivo superlativo in favore dell’azienda.

  1. L’E-Commerce consiste nella vendita di prodotti e/o servizi mediante Internet.

Comprendere se l’E-Commerce fa al caso di un’azienda dipende principalmente dalla sua natura: un negozio locale di libri, per esempio, potrebbe far conoscere l’ultima offerta speciale, incontrare un autore, vendere libri 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, aggiungere testi, foto, recensioni.

Un sito web può anche supportare le vendite del negozio “fisico”. Ad esempio, per un negozio che vende prodotti alimentari per specifiche intolleranze, un online store permette di arrivare dove quel prodotto è difficile da reperire.

  1. Le Applicazioni per Smartphone consentono una maggiore diffusione del marchio ma anche una differenziazione dai propri competitor non presenti sugli App Store. Può essere un efficace strumento per il customer service, può fornire strumenti utili al lavoro o al divertimento dei propri clienti, è un modo per fidelizzarli e incrementare il passaparola. Integrabile con le funzioni dei Social Media, facilita ladiffusione e condivisione di informazioni, commenti e testimonianze.

Questi strumenti offrono alle aziende innegabili e testimoniate possibilità di successo, tuttavia non sempre ognuno di essi fa al caso di tutti. E’ opportuno avvalersi della collaborazione di esperti di web marketing per poter utilizzare in maniera strategica le immense possibilità che Internet offre e per non disperdere denaro e tempi utili alla crescita di ogni singola realtà imprenditoriale.

Filippo Tommaso Marinetti sentenziava “La massima originalità, la massima sintesi, il massimo dinamismo, la massima simultaneità e la massima portata mondiale. Ecco che cos’è la pubblicità”. Oggi potremmo aggiungere “La massima possibilità di investire il budget solo sui target super-mirati, la massima possibilità di monitorare i risultati. Ecco cos’è la pubblicità sul Web”.

Riforma del Lavoro in tempi rapidi: flessibilità e articolo 18

Gio, 02/02/2012 - 19:12

Riforma del lavoro, secondo round fra governo e parti sociali: la flessibilità

La flessibilità, in entrata e in uscita: è questo il nodo intorno al quale prosegue il dibattito fra Governo e parti sociali sulla riforma del lavoro, che ha visto il secondo round al tavolo del Ministero: dunque, l’articolo 18 è materia di discussione, ma non l’unica.

Per quanto riguarda il clima, da una parte c’è il Governo Monti, in particolare il ministro del Lavoro Elsa Fornero, ha sottolineato l’intenzione dell’Esecutivo di andare avanti con fermezza sulla riforma del lavoro, con o senza l’accordo con le parti sociali, per terminare nel giro di due o tre settimane.

Dall’altra le parti sociali, stando alle prime dichiarazioni dopo il vertice, sembrano tutte orientate al dialogo: hanno rilasciato dichiarazioni in questo senso Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, Marco Venturi, Rete Imprese Italia, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, ovvero i segertari di Cgil, Cisl e Uil.

Il ministro Fornero secondo quanto si apprende ha chiesto alle parti di rivedersi fra dieci giorni, ha sottolineato l’esigenza di tempi brevi, ha proposto di lavorare organizzandosi in gruppi di lavoro flessibili che affrontino le principali materie di dibattito: flessibilità, ammortizzatori sociali, formazione a apprendistato (capitolo che riguarda da vicino i giovani), politiche e servizi per il lavoro (incontro fra domanda e offerta).
if (typeof(et_ord)=='undefined') et_ord=Math.floor(Math.random()*10000000000000000); if (typeof(et_tile)=='undefined') et_tile=1; document.write('');

Flessibilità buona e cattiva

Come detto, sembrano tutti d’accordo sul fatto che il tema prioritario sia quello della flessibilità. E se da una parte questo comporta la discussione sull’articolo 18 (flessibilità in uscita), dall’altra riguarda anche altri temi caldi, come il precariato, le tipologie contrattuali e  via dicendo.

Il punto di partenza del dibattito sembra rappresentato dalla differenziazione fra flessibilità “buona” e flessibilità “cattiva”. Si tratta di un’impostazione su cui, almeno per ora, sembrano d’accordo Governo, sindacati e industriali.

Per Confindustria, Emma Marcegaglia dichiara di condividere gli obiettivi di maggior occupazione e di aumento dei salari, da raggiungere con un aumento della produttività e in generale dichiara accordo su flessibilità in entrata e lotta agli abusi.

La flessibilità in entrata è un tema particolarmente sentito dalle Pmi, e non a caso su questo si sofferma il presidente di Rete Imprese Italia, Marco Venturi: il quale definisce «positivo» il confronto, con «un approccio da parte del Governo molto aperto di discussione», e poi entra nel merito della flessibilità, che definisce «fondamentale» soprattutto «in entrata».

Venturi ci tiene a sottolineare che Rete Imprese Italia rappresenta 11 milioni di lavoratori (forse anche in risposta al fatto che ieri, 1 febbraio, c’è stato un pre incontro fra sindacati e Confindustria che ha escluso l’associazione delle Pmi), e precisa che «da parte delle nostre imprese, quando ci sono le condizioni, si tende a stabilizzare il rapporto di lavoro», tanto che «l’87% dei contratti precari viene stabilizzato». Venturi è anche tornato a precisare un punto importante per le Pmi: non bisogna scaricare ulteriori costi sulle imprese.

Restando alla flessibilità in entrata, indicazioni positive anche dai sindacati: Susanna Camusso, Cgil, apprezza lo sforzo del Governo di trovare l’accordo, sottolineando positivamente lo sforzo dell’esecutivo di «ragionare sulla precarietà», Raffaele Bonanni, Cisl, aggiunge che «se la flessibilità diventerà il perno della discussione tutto diventerà più facile», Luigi Angeletti, Uil, rincara la dose dicendo che «l’emergenza è l’occupazione».

Articolo 18

Ma se tutti dichiarano disponibilità al dialogo, ci sono temi su cui prevedibilmente si discuterà parecchio: l’articolo 18, innanzitutto. Il governo sembra orientato a proporre novità in materia, ad esempio prevedendo in caso di crisi aziendale la possibilità di licenziare dietro il pagamento di un’indennità. Un’importazione su cui sembra decisamente d’accordo Confindustria, mentre i sindacati frenano (Bonanni invita l’esecutivo ad essere più cauto, Camusso ricorda che la posizione della Cgil in materia è nota).

Le conclusioni del ministro

I clima di questo incontro del 2 febbraio è salutato positivamente da tutte le parti. Il ministro Fornero, nella nota conclusiva, mette l’accento su quelli che ritiene i temi «condivisi da tutti i partecipanti al tavolo»: lotta alla disoccupazione, in particolare giovanile, l’aumento dell’occupazione femminile, l’innalzamento dei livelli retributivi attraverso la crescita della produttività dei fattori».

Da questi obiettivi generali, sono stati ricavati i seguenti obiettivi intermedi:

  • contrasto alla precarietà, risultato di una flessibilità ‘cattiva’, e valorizzazione della flessibilità “buona” atta a incoraggiare gli investimenti e la crescita delle imprese.
  • Riordino degli ammortizzatori sociali attraverso una piu’ uniforme distribuzione delle tutele sia fra segmenti del mercato sia durante il ciclo di vita delle persone.
  • Valorizzazione del capitale umano attraverso l’apprendistato, che dovrà diventare forma tipica di ingresso dei giovani.
  • Formazione sul posto di lavoro.
  • Riqualificazione professionale di chi ha perso l’occupazione.
  • Potenziamento delle politiche attive dei servizi per il lavoro che dovranno funzionare più efficacemente nel determinare l’incontro fra domanda e offerta».

Questi i temi in agenda. Fornero specifica che il dialogo proseguirà in particolare per determinare quali strumenti, dalle tipologie contrattuali agli ammortizzatori sociali, resteranno oppure verranno attivati o ancora disattivati. Ribadisce la «piena disponibilità all’ascolto» e conclude che il governo è pienamente determinato a realizzare «una riforma incisiva nel volgere di poche settimane».

Monti e posto fisso: flessibilità vs precariato

A scaldare gli animi già roventi la dichiarazione sulla monotonia del posto fisso da parte del premier, Mario Monti (che non ha partecipato al tavolo di lavoro): «i giovani devono abituarsi al fatto che non avranno un posto fisso per tutta la vita. Tra l’altro, che monotonia il posto fisso. E’ meglio cambiare ma bisogna accettare le sfide», ha dichiarato, per esteso, Monti. Dichiarazione un po’ superficiale considerato il contesto italiano e pertanto subito seguita dalle scuse dello stesso Monti.

Sul Web pioggia di critiche, soprattutto su Twitter (fra gli hashtag: Monti, posto fisso, viva la monotonia). Sul fronte dei commenti più istituzionali, Confindustria ritiene che il premier abbia comunque fotografato una realtà esistente, la Cgil invita invece  il premier a dare risposte invece che fare battute, e per quanto riguarda le reazioni politiche molto critiche quelle del centro sinistra, nel centrodestra si registrano posizioni diverse.

Liberalizzazioni: Bankitalia, misure non solo per giovani

Gio, 02/02/2012 - 17:13

Liberalizzazioni, Bankitalia chiede S.r.l. semplificate non solo per i giovani

S.r.l. semplificate non solo per giovani under 35, ma per tutti gli imprenditori, obbligo per i professionisti di pattuire il compenso in forma scritta (prevista invece solo su richiesta del cliente), maggior apertura alla concorrenza per farmacie e notai: sono alcune delle proposte che secondo Bankitalia renderebbero più incisivo il decreto liberalizzazioni.

In audizione a Palazzo Madama il vice direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi ha presentato la sua relazione sul decreto liberalizzazioni, affrontando una serie di temi ritenuti particolarmente rilevanti ai fini della crescita economica, tra cui  appunto le liberalizzazioni e le misure per facilitare il lavoro delle imprese.

S.r.l. semplificate

Capitolo nascita di nuove imprese: la misura che prevede la possibilità di aprile S.r.l. semplificate a un euro solo per giovani sotto i 35 anni è stata al centro di critiche da parte degli imprenditori, in particolare delle Pmi.
Anche secondo Bankitalia questa norma, volta a semplificare le procedure di costituzione di una società a responsabilità limitata allo scopo di favorire l’imprenditoria giovanile «potrebbe utilmente essere esteso, rimuovendo il vincolo di età e adeguando la disciplina complessiva delle società a responsabilità limitata». Rossi sottolinea anche che «negli ordinamenti dei principali Paesi sono presenti modelli societari che non prevedono requisiti di capitale minimo e consentono procedure di costituzione semplificate senza vincoli di natura soggettiva».

Tribunale per le imprese

Un’altra proposta di Via Nazionale riguarda il capitolo tribunale per le imprese: il decreto amplia di fatto le competenze delle sezioni attualmente specializzate in diritto industriale e proprietà intellettuale (che sono 12 in tutta Italia, presso le principali corti d’appello).
Secondo Rossi – anche in considerazione dell’elevato numero di nuove competenze attribuite a queste sezioni (class action, diversi aspetti del diritto societario, appalti pubblici) – sarebbe utile anche «un aumento del numero delle sezioni specializzate, in relazione alla distribuzione della domanda potenziale sul territorio».
Si tratta, fra l’altro, di una richiesta anche dell’Associazione Nazionale Magistrati, presentata in questi giorni al ministero della Giustizia.

if (typeof(et_ord)=='undefined') et_ord=Math.floor(Math.random()*10000000000000000); if (typeof(et_tile)=='undefined') et_tile=1; document.write('');

Pagamenti con le carte

C’è anche un rilievo che interessa i commercianti, e relativo all’obbligo per gli intermediari di definire entro giugno la riduzione delle commissioni a carico degli esercenti sui pagamenti con le carte. Bankitalia sottolinea che, come già rilevato dall’Authority sulla Concorrenza, «per ridurre il costo di utilizzo delle carte e degli altri strumenti di pagamento elettronici sarebbero utili ulteriori interventi normativi che accrescano la trasparenza e il valore segnaletico dei prezzi applicati dalle banche, consentendo alla clientela scelte più consapevoli ed efficienti».

Liberalizzazione delle professioni

Passiamo ai capitoli relativi alle professioni, materia di cui il decreto liberalizzazioni si occupa in abbondanza. Fra le altre cose, Rossi si sofferma sul «venir meno dell’obbligo per il professionista di pattuire il compenso per iscritto»: la forma scritta è infatti prevista solo su richiesta del cliente, e questo, rileva il dirigente di Via Nazionale, rappresenta «un passo indietro rispetto a quanto previsto dalla manovra d’agosto».

Invece, mettere il compenso nero su bianco «riducendo le asimmetrie informative tra clienti e professionisti, favorirebbe lo sviluppo di dinamiche concorrenziali e accrescerebbe le tutele per i clienti». Rossi fa uno specifico riferimento alle conseguenze per gli avvocati, che in realtà su questo punto protestano. Bankitalia ritiene invece che l’obbligo della pattuizione del compenso «potrebbe avere anche importanti riflessi sul funzionamento della giustizia civile: rendendo il cliente più consapevole delle complessive spese di un giudizio, contribuirebbe a scoraggiare la presentazione di cause di rilievo modesto o con limitate possibilità di successo».

Abolizione delle tariffe

Quanto al più generale tema dell’abrogazione delle tariffe, Palazzo Koch ritiene che la formulazione dell’articolo possa «dar luogo a incertezze interpretative tali da ridurne la portata liberalizzatrice». Il riferimento è al fatto che, secondo il comma 2 dell’articolo 9, in caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale il compenso del professionista è determinato da parametri che verranno stabiliti dai ministeri competenti, parametri che però non possono essere usati nei contratti fra professionisti e famiglie o microimprese.

Trasporti

Rossi tocca poi una lunga serie di altri temi, a partire dai trasporti: l’efficacia del nuovo quadro regolatorio, che prevede di rafforzare le competenza dell’Autorità di regolazione settoriale la cui istituzione era già prevista dalla manovra di dicembre «dipenderà dalle azioni concrete della costituenda Autorità, che saranno a loro volta influenzate dalle quantità e qualità delle risorse che le verranno assegnate» e «dal grado di indipendenza che le verrà assicurato».

Notai e farmacie

Su notai e farmacie, Rossi rileva che «in entrambi i casi si sono preservati gli attuali stretti limiti all’accesso da parte di altri soggetti. Un approccio più orientato a rendere contendibili quei mercati, in particolare riconsiderando le riserve di attività e le esigenze di servizio universale, pur con tutte le necessarie garanzie e tutele per gli utenti, darebbe a questi ultimi benefici molto maggiori».

Infrastrutture

Sulle infrastrutture, bene l’accorpamento dei livelli di progettazione, l’introduzione dei project bond, le misure per la bancabilità degli interventi, ma «la prevista attribuzione del diritto di prelazione al promotore nella realizzazione di infrastrutture strategiche, seppure volta a favorire la presentazione di proposte da parte dei privati, può determinare effetti anticoncorrenziali ed esporci a censure da parte della Commissione europea».

Altre misure, come il project financing per le carceri, richiedono «adeguati presidi per un’efficiente allocazione dei rischi» mentre in generale è «auspicabile una più accurata predisposizione dei documenti di gara e un’accresciuta attenzione alla redazione dei contratti e dei relativi allegati (in particolare, il piano economico-finanziario), anche ricorrendo a strumenti quali linee-guida e standard contrattuali».

Decreto liberalizzazioni e concorrenza

Nel complesso, conclude il vicedirettore di Bankitalia, le misure del decreto liberalizzazioni segnano «un importante avanzamento nel percorso che deve portarci alla piena concorrenza in tutti i mercati in cui essa è possibile» e gli interventi, che coprono molti ambiti, sono «in generale incisivi». Ci sono però casi in cui molto dipenderà dalle norme attuative, altri in cui «non vengono confermati importanti avanzamenti proposti lo scorso agosto», altri in cui le misure «appaiono parziali» e ancora settori su cui non si è intervenuti.

Imprenditori in crisi: concordato per la ristrutturazione del debito

Gio, 02/02/2012 - 16:35

In G.U. la legge che permette alle Pmi in crisi di godere di un concordato per la ristrutturazione del debito

Pubblicata in sulla Gazzetta Ufficiale n. 24 la Legge n. 3 del 27/1/2012 concernente “Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento” che entra in vigore il 29 febbraio.

Il decreto consente agli imprenditori debitori in crisi di concludere un accordo con i creditori secondo un nuovo tipo di concordato per la ristrutturazione del debito purché assicuri il pagamento dei crediti privilegiati e dei creditori che non aderiscono all’accordo, pena la nullità dello stesso.

Scarica il testo integrale della Legge 27 gennaio 2012, n. 3

Sovraindebitamento

Ma cosa si intende per sovraindebitamento? «Una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, nonché la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni».

Concordato e ristrutturazione debito

Il debitore che versa in uno stato di sovraindebitamento può proporre un concordato di ristrutturazione del debito ai propri creditori, presentando un piano che assicuri il regolare pagamento dei creditori estranei all’accordo ed i titolari di crediti privilegiati, completo di scadenze e modalità di pagamento.
Questo può essere effettuato anche mediante cessione dei redditi futuri.

È inoltre possibile presentare eventuali garanzie, nel caso in cui i beni o i redditi del debitore non siano sufficienti a garantire l’attuabilità del piano, o affidare il proprio patrimonio ad un fiduciario per la liquidazione, la custodia e la distribuzione del ricavato ai creditori.

La proposta può anche essere formulata sotto forma di richiesta di moratoria (art. 8), ovvero sospensione delle rate del mutuo, fino ad un massimo di un anno, ma solo nel caso in cui:

  1. il piano risulti idoneo ad assicurare il pagamento alla scadenza del nuovo termine;
  2. l’esecuzione del piano sia affidata ad un liquidatore nominato dal giudice su proposta dell’organismo di composizione della crisi;
  3. la moratoria non riguardi il pagamento dei titolari di crediti impignorabili.

if (typeof(et_ord)=='undefined') et_ord=Math.floor(Math.random()*10000000000000000); if (typeof(et_tile)=='undefined') et_tile=1; document.write('');

Requisiti dell’accordo

L’accordo deve essere depositato presso il tribunale del luogo di residenza o sede del debitore, completo dell’indicazione dei creditori coinvolti, delle somme dovute, dei beni, degli eventuali atti di disposizione compiuti negli ultimi cinque anni, dell’attestazione sulla fattibilità del piano, delle dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni, dello stato di famiglia e delle spese per il suo sostentamento.

Riguardo all’impresa vanno depositate le scritture contabili degli ultimi tre esercizi e la dichiarazione che ne attesti la conformità all’originale.

Una volta verificati i requisiti, il giudice fisserà l’udienza tramite decreto, dando comunicazione ai creditori e disponendo che non possano, per non oltre centoventi giorni, essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali né disposti sequestri conservativi né acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta di accordo, da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore.

Una volta che i creditori comunicano, tramite dichiarazione sottoscritta, il proprio consenso alla proposta questa può essere accettata e omologata solo se l’accordo è stato raggiunto con i creditori rappresentanti almeno il 70% dei crediti.

Sanzioni

Sanzioni salate, da 1.000 a 50.000 euro, sono previste per chi, cercando di ottenere l’accesso alla procedura, aumenti o diminuisca il passivo; sottragga o dissimuli una parte rilevante dell’attivo; simuli attività inesistenti; produca documentazione contraffatta o alterata, o che la occulti.

Ma anche nel caso in cui, dopo il deposito della proposta di accordo di ristrutturazione del debito, effettui pagamenti non previsti nel piano oggetto dell’accordo; aggravi la propria posizione debitoria; non rispetti l’accordo.

Mutui per imprenditori in fallimento: nuova legge Usura 2012

Gio, 02/02/2012 - 13:30

Vittime dell'usura la legge n.3 del 27 gennaio concede mutui anche agli imprenditori falliti

Nuove norme in materia di usura ed estorsione vengono in aiuto di imprenditori e, in generale, di vittime di atti criminosi: la nuova legge 2012 prevede un fondo di solidarietà per le vittime dell’usura, che rende fruibili mutui anche se l’imprenditore è fallito.

In particolare è la Legge 27 gennaio 2012, n. 3 portante “Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento”, pubblicata sulla gazzetta ufficiale n. 24 del 30 gennaio 2012 ad esprimere nei primi 5 articoli le principali novità su questo fronte.

Scarica il testo integrale della Legge 27 gennaio 2012, n. 3

Ci stiamo riferendo al “Fondo di solidarietà per le vittime dell’usura”, che prevede, nel caso di parere favorevole del giudice delegato al fallimento, l’erogazione del mutuo anche in case di particolare difficoltà e fallimento.

if (typeof(et_ord)=='undefined') et_ord=Math.floor(Math.random()*10000000000000000); if (typeof(et_tile)=='undefined') et_tile=1; document.write('');

Ovviamente non deve sussistere la presenza di condanne definitive per i reati contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica, l’amministrazione della giustizia, il patrimonio, l’economia pubblica, l’industria e il commercio, a meno di intervenuta riabilitazione.

Inoltre le somme erogate non andranno a sommarsi alla massa fallimentare e sono vincolate all’utilizzo secondo le finalità indicate nello specifico piano di investimento che dovrà essere presentato.

Tale piano dovrà tenere conto che l’investimento è finalizzato esclusivamente al reinserimento della vittima del delitto di usura nella economia legale e non può essere utilizzato per fini di rimborso di capitale o a qualsiasi altro titolo.

Nell’erogazione del fondo è possibile prevedere mutui senza interesse inferiore a dieci anni vittime del delitto di usura e parti offese nel relativo procedimento penale.

La domanda per la concessione del mutuo dovrà essere presentata al Fondo per le vittime dell’usura entro il termine di sei mesi dalla data di presentazione della denuncia per il delitto di usura.

Sarà poi il Fondo a commisurare l’entità del mutuo con il danno subito, eventualmente integrandolo per tener conto degli interessi e di ulteriori rilevanti danni per perdite o mancati guadagni.

Riforma del Lavoro, accordo con Confindustria e sindacati: fuori Pmi?

Gio, 02/02/2012 - 11:20

Riforma del lavoro: incontro imprese-sindacati positivo, ma senza intesa

Positivo l’incontro sulla riforma del lavoro tra imprese e sindacati in vista del confronto con il Governo, che vede Confindustria, Cgil, Cisl e Uil “dalla stessa parte” – pur senza produrre alcun documento condiviso – nel tentativo di ridurre al minimo gli attriti, che invece potrebbero venire in relazione alle istanze delle Pmi (in particolare dei commercianti e artigiani, rappresentati da Rete Imprese Italia) e di ABI, che lamentano l’essere stati esclusi dai confronti di questa fase preliminare, prima degli incontri ufficiali con il Governo.

L’obiettivo del confronto tra Industriali e parti sociali sulla riforma del lavoro era di fatto di non «fare la guerra dei documenti», come l’ha definita la presidente degli industriali, Emma Marcegaglia.

Confindustria

La presidente degli Industriali, Emma Marcegaglia, a margine del vertice ha commentato: «è stato un lungo confronto utile su tutti i temi, quindi a 360 gradi, ma non è terminato, dobbiamo continuare». Sui temi trattati la leader di Confindustria ha rivelato «abbiamo parlato di flessibilità in entrata, di flessibilità in uscita e di ammortizzatori sociali».

if (typeof(et_ord)=='undefined') et_ord=Math.floor(Math.random()*10000000000000000); if (typeof(et_tile)=='undefined') et_tile=1; document.write('');

Sindacati e imprese non hanno però trovato una posizione comune sulla riforma del mercato del lavoro, anche se tutte le parti coinvolte si dicono fiduciose e convinte che trovare delle convergenze sia possibile.

Intesa che – a questo punto – deve essere trovata non solo con le parti sociali ma anche tra le imprese stesse, ovvero tra Confindustria con le già citate Rete Imprese Italia e ABI, oltre che con Ania e Alleanza delle cooperative, che si sono incontrate in questi giorni.
Un primo confronto che a quanto pare era stato positivo, secondo Emma Marcegaglia: «stiamo ragionando per vedere se ci sono dei punti in comune e ci sono». Anche per questo sono sorte perplessità circa l’esclusione delle Pmi al tavolo di confronto con il Governo in questa fase del dialogo.

Cgil

Intanto, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso ha commentato l’incontro con Confindustria, ribadendo che l’obiettivo era solo di scambiare qualche opinione sulla riforma del mercato del lavoro e non di costruire una trattativa parallela a quella con il ministro del Welfare Elsa Fornero, «il confronto è con il Governo». E per lo stesso motivo Camusso ha escluso categoricamente che da questi incontri nascano dei documenti, «abbiamo ragionato sui problemi che ci sono, sulle ipotesi condivise sulle quali ragionare anche in base a un’agenda che il Governo domani dovrebbe indicare».

Cisl

Il rappresentate delle Cisl, Raffaele Bonanni, ha però evidenziato la volontà delle parti sociali di presentarsi al confronto con il Governo con alcuni impegni condivisi, anche con le imprese, «c’è l’esigenza di andare in una sola direzione e trovare soluzioni».

Bonanni, oltre a sottolineare l’importanza di tutelare i lavoratori migliorando il sistema degli ammortizzatori sociali ha ribadito: «resta il veto dei sindacati a qualsiasi intervento sull’articolo 18». E su questo punto lo scontro con gli industriali è inevitabile: «siamo contrarissimi a modifiche all’articolo 18. Speriamo di convincere Confindustria a non farsi accalappiare da discorsi che servono solo a creare polveroni e non a risolvere i problemi».

Uil

Il segretario della Uil, Luigi Angeletti,  tocca infine un altro nodo cruciale della riforma del lavoro: l’emergenza occupazione «che, purtroppo, prevediamo aumenterà nei prossimi mesi».

Cessione d’azienda, perché vendere online conviene

Gio, 02/02/2012 - 10:00

Vendere la propria attività: perché conviene rivolgersi ad agenzie online specializzate

La nostra attività non ci appaga più, vogliamo cambiare lavoro o città, comunque abbiamo deciso di dare una svolta e mettere in vendita il negozio che fino ad ora ci ha impegnati quotidianamente. Vediamo quali sono i migliori e più innovativi metodi attualmente per vendere un’attività.

Il vecchio metodo del cartello appeso alla saracinesca o nelle vetrine dell’attività, è caduto in disuso per molti motivi, tra i quali la limitazione territoriale.

if (typeof(et_ord)=='undefined') et_ord=Math.floor(Math.random()*10000000000000000); if (typeof(et_tile)=='undefined') et_tile=1; document.write('');

Agenzia immobiliare

Ci si rivolge ancora sicuramente all’agenzia immobiliare, soprattutto se si possiedono anche i locali oltre alla semplice licenza commerciale.

Questo sistema abbastanza tradizionale, è molto utile ancora oggi, soprattutto nei piccoli centri e quando l’agenzia ha un nome importante e quindi una discreta clientela. Però anche in questo modo si da una limitazione territoriale alla vendita dell’attività, difficilmente infatti l’agenzia avrà clienti o contatti al di fuori della provincia di pertinenza, anche l’offerta sarà pertanto limitata, sia nel numero, in base agli abitanti, sia nella cifra che dovrà sottostare ai costi della zona.

La stessa attività infatti, può avere un valore commerciale più o meno elevato a seconda della città in cui si trova, ma se l’acquirente non appartiene a quel determinato territorio, o ancor di più è di nazionalità estera, non conoscerà esattamente i costi di quella o un’altra città italiana, in cui vuole investire il suo denaro.

Inserzioni su giornali

Un metodo molto economico, per chi vende, di proporre un’attività commerciale, è l’inserzione sui giornali locali o a tiratura nazionale. Qui infatti non ci saranno commissioni spettanti a terzi, però spesso gli annunci cartacei hanno un costo, che varia in base al tempo di permanenza nella rivista e alla lunghezza dell’inserzione.

Vendere sul web

I metodi oggi più usati, sono sicuramente quelli che hanno a che fare con il mondo informatico, tutti e in qualunque parte del mondo ormai adoperano il computer ed Internet e quindi non può esserci platea più vasta di quella presente sul web.

Questo sistema offre ampie possibilità ai venditori di commercializzare la propria attività in un territorio molto più vasto, dando quindi opportunità anche a probabili acquirenti stranieri, di fare la loro offerta. Molti siti danno l’opportunità di inserire gli annunci economici gratuitamente, ma sicuramente chi cerca un’attività da rilevare, si affida più volentieri a portali specializzati. Ovviamente il servizio offerto da questo genere di attività è a pagamento e simile a quello offerto dalla tradizionale agenzia immobiliare, ma con la prerogativa dell’azienda di essere specializzata nella compravendita di attività commerciali.

Questo significa che una volta inserito il proprio esercizio all’interno di siti specializzati non viene lasciato in stallo all’interno di un sito, nell’attesa che qualcuno casualmente legga l’annuncio, ma viene spinto nella giusta maniera da professionisti qualificati inseriti nel campo da parecchi anni.

I potenziali compratori infatti, vengono seguiti e consigliati nella scelta dell’acquisto da fare in maniera gratuita, sia per attività locali, nazionali e anche internazionali. Anche il venditore può avere una iniziale consulenza gratuita e senza impegno e decidere successivamente se aderire alle proposte dell’agenzia online scelta o meno.

Bisogna considerare che un’inserzione gratuita che riguarda un esercizio commerciale, non garantisce la riuscita della vendita, perché confida solo nella casualità che il giusto compratore veda l’annuncio. I compratori veramente interessanti, si rivolgeranno invece di sicuro ad un’azienda specializzata, che proporrà loro l’attività più idonea alle loro esigenze e capacità d’acquisto.

Questo farà perdere meno tempo al venditore, in quanto dei mediatori cureranno le trattative al suo posto e sicuramente accelererà anche i tempi di vendita, non attendendo che qualcuno casualmente legga un annuncio su un qualunque portale di inserzioni gratuite.

Approfondimento a cura di Cesarino Morellato resp. comunicazione Azienda Italia SpA

Cloud nelle Pmi: i rischi della deregulation

Gio, 02/02/2012 - 10:00

Cloud in azienda: i rischi della deregolamentazione

Il Cloud computing si sta diffondendo tra le aziende italiane – comprese Pmi in un contesto di sostanziale deregolamentazione, cosicché adesso ondeggia tra opposti eccessi: eccesso di fiducia o di paura, da parte delle imprese. Adozione cieca o rifiuto pregiudiziale.

In Italia come nel resto del mondo, si uscirà da questo stadio (immaturo) del Cloud solo con uno sforzo normativo e di standardizzazione; un passo che sarebbe importante soprattutto per le Pmi, che in questa fase di deregulation hanno minore forza contrattuale nei confronti del vendor.

Arriviamo a queste conclusioni se mettiamo insieme un po’ di ricerche e di opinioni di esperti: di IDC, Forrester Research e Gartner tra gli altri.

I deterrenti per le aziende

In generale, una cosa è certa: tra le preoccupazioni in ambito Cloud le aziende italiane e mondiali mettono la sicurezza ai primi posti La differenza tra un caso e l’altro – si può desumere – è in come gestiscono questa preoccupazione: con il rifiuto in blocco o con l’adozione più o meno consapevole dei rischi.

Quali? L’ultima conferma è in uno studio pubblicato a fine gennaio 2012 dal Cloud Industry Forum: su 300 utenti di servizi cloud, il 62 per cento mette la sicurezza dei dati come principale preoccupazione; il 55 per cento cita la privacy. Percentuali del 49, 45 e 34 per cento riferiscono invece altri timori: il dover dipendere dalla qualità della connessione Internet, l’affidabilità del vendor e il vendor lock-in contrattuale.

if (typeof(et_ord)=='undefined') et_ord=Math.floor(Math.random()*10000000000000000); if (typeof(et_tile)=='undefined') et_tile=1; document.write('');

La sicurezza è il principale motivo per cui le aziende rifiutano il Cloud, tanto che le tecnologie di Cloud Security stanno decollando (mercato da 1,5 miliardi di dollari nel 2015), secondo Forrester Research. Idem per l’Italia: secondo Symantec , il 78 per cento delle aziende italiane cita la sicurezza come principale deterrente nei confronti del Cloud. Il 56 per cento teme furti da parte di hacker e l’insider sharing; il 55% ha citato l’utilizzo scorretto del Cloud; per il 51% il pericolo è il malware.

La sicurezza è il secondo principale ostacolo all’adozione del Cloud da parte delle aziende, secondo uno studio della School of Management del Politecnico di Milano (2011), condotto su 168 medio-grandi.

E se si scende alle Pmi la musica si ripete. Come sembrano rivelare i primi e recentissimi studi in corso su come questo segmento di aziende vive il Cloud. «Da uno studio recente e molto esteso (oltre mille rispondenti) che abbiano condotto sul mercato italiano, è emerso che una parte importante, circa un terzo, delle Pmi tra i 50 e i 250 addetti considera la security uno dei mandati più onerosi dei loro sistemi informativi», dice a PMI.it Giancarlo Vercellino, analista di IDC specializzato in questo settore.

«Stiamo parlando di un mercato dove il Cloud si sta affermando ampiamente, costituito da imprese con un budget IT annuo inferiore ai 100 mila euro».

Che cosa temono le Pmi, a quanto risulta a IDC? «Ci sono, certo, alcuni timori ricorrenti e più generalmente riconducibili al fenomeno del Cloud nel suo complesso, e quindi sostanzialmente trasversali rispetto alle diverse classe dimensionali: come ad esempio la scarsa trasparenza contrattuale in merito al tema della sicurezza dei dati e alla loro effettiva localizzazione».

«Per il resto, però, emergono paure diverse a seconda degli utilizzi del Cloud», aggiunge. «Infatti, quando il Cloud viene adottato prevalentemente per sopperire alle infrastruttura aziendali (IaaS), le Pmi esprimono con chiarezza il timore che una eccessiva proliferazione delle macchine virtuali possa generare un incremento dei costi. Invece, per le soluzioni a livello piattaforma e applicativo, emerge un timore del tutto inedito: quello di perdere del tutto il controllo sull’upgrade delle soluzioni. Soprattutto quando si opta per una modalità di Public Cloud.

I rischi per le Pmi

In parte, sono timori ingiustificati, secondo alcuni. E’ la tesi del Politecnico di Milano: perché da quello studio risulta che solo l’8 per cento delle aziende utenti di servizi cloud teme per la sicurezza; contro il 20 per cento di coloro che non li hanno mai usati. Ma probabilmente questo vale soprattutto per il campione di aziende medio-grandi usato dal Politecnico.

Per le Pmi le paure potrebbero essere più giustificate, se ha ragione Gartner ad affermare: «il principio generale è che quanto più spendi tanta più garanzie di sicurezza e trasparenza – su posizione e caratteristiche dei server – ottieni dal vendor». Non è granché, per qualcosa di così critico come la sicurezza e la privacy. E’ un po’ come se le auto economiche uscissero dalla fabbrica senza cinture di sicurezza.

Insomma, mancano standard di certificazione dei servizi cloud (sono “nascenti, nella migliore delle ipotesi”, rileva Gartner). Mancano regole e normative sui diritti minimi degli utenti in quest’ambito. Senza tutto questo, tutto o quasi nell’ambito della sicurezza è affidato a service level agreement contrattuali.

Ergo, chi può spendere di meno, chi è più piccolo, è indifeso. Le Pmi, insomma.

«Allo stato attuale il Cloud rappresenta una sfida non soltanto tecnologica, ma soprattutto normativa», conferma Vercellino. «Nel momento in cui le infrastrutture, le piattaforme e le applicazioni divengono realmente distribuite, e verosimilmente sempre più a livello globale, diventa imprescindibile la definizione di un comune framework regolamentare per gestire eventuali controversie e litigation sui dati».

«L’innovazione tecnologica in sé e per sé non basta a meno che non sia adeguatamente sostenuta da un supporto politico e normativo, ma su questo fronte ancora moltissimo deve essere fatto dai governi e dalle organizzazioni internazionali». E poi, altro problema, non è detto che le regole internazionali siano gradite al mercato: si vedano le polemiche di questi giorni sulla nuova direttiva data privacy della Commissione europea.

Ultima incognita, questa davvero in un terreno di frontiera: un contesto di regole più chiaro certo renderà i servizi più maturi; ma ne incoraggerà sostanzialmente la diffusione tra le Pmi? Non incideranno di più, invece, le campagne di comunicazione? «I vendor, anche nazionali, stanno spingendo tantissimo in questi giorni con una strategia di comunicazione per dissipare i timori e posizionare la propria offerta Cloud, dice Vercellino. Andando non solo sui canali tradizionalmente utilizzati per raggiungere gli IT manager, ma persino su radio e televisione».

Risultato, forse ci toccherà affrontare una fase di squilibrio, a breve, in Italia: una fase in cui il Cloud sarà molto più noto e utilizzato di quanto sarà regolato.

Professioni, tutte le richieste sulle liberalizzazioni

Mer, 02/01/2012 - 18:55

Le richieste dei professionisti in vista della conversione in legge del Dl liberalizzazioni

No all’abolizione delle tariffe professionali, modifiche sulle società fra professionisti, procedure semplificate per gli appalti pubblici non solo per le imprese ma anche per i professionisti.

Sono questi i punti degli ultimi provvedimenti del governo su cui gli ordini professionali chiedono cambiamenti, da attuare nel corso della conversione in legge del decreto liberalizzazioni.

E se nelle settimane di gennaio sono stati i farmacisti e i tassisti (questi ultimi non hanno un ordine professionale) a tenere banco con le loro proteste, in realtà anche tutte le altre categorie avanzano precise richieste all’esecutivo in materia di liberalizzazioni.

I più agguerriti sono probabilmente gli avvocati: hanno protestato disertando l’inaugurazione dell’anno giudiziario, e hanno indetto uno sciopero per il 23 e 24 febbraio prossimi.

Gli avvocati protestano sia per una serie di provvedimenti presi nel 2011, come l’accorpamento dei giudici di pace, sia per due delle misure previste dal decreto liberalizzazioni: l’abolizione delle tariffe, con l’obbligo di presentare un preventivo dettagliato al cliente, e il tirocinio nell’ultimo anno di università.

Abolizione delle tariffe

Dell’abolizione delle tariffe si è parlato molto, non solo in relazione agli avvocati. È prevista dall’articolo 9 del decreto sulle liberalizzazioni e vale la pena di approfondirne i contenuti.

Ferma restando l’abrogazione delle tariffe dei professionisti regolamentati da Ordini, il decreto stabilisce che «nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il compenso del professionista è determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del ministro vigilante».

A stabilire questi parametri sarà il dicastero della Giustizia insieme all’Economia. È importante sottolineare che nel caso in cui un contratto fra professionista e consumatore o impresa utilizzi i parametri, questa darà luogo «alla nullità della clausola relativa alla determinazione del compenso ai sensi dell’articolo 36 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206».

Preventivi su richiesta del cliente

Un punto molto controverso riguarda il fatto che il compenso per le prestazioni professionali debba essere «pattuito al momento dellincarico professionale». Il professionista è tenuto a spiegare al cliente «il grado di complessità dell’incarico», a dare «tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell’incarico» e a indicare i costi della polizza assicurativa per i danni eventualmente arrecati.

Il compenso non deve essere necessariamente messo nero su bianco: se il cliente lo richiede, però, il professionista è tenuto a scriverlo. Comunque, anche in altra forma, è tenuto a rendere noto al cliente il compenso, che deve esser adeguato «all’importanza dell’opera» e va pattuito indicando per «le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi».

Tirocinio

Quanto al tirocinio, il decreto prevede che non possa durare più di 18 mesi, con i primi sei che possono iniziare nel corso dell’ultimo anno di università. Ci vuole, però, un’apposita convenzione quadro stipulata fra i consigli nazionali degli ordini e il ministro dell’Istruzione o con quello della Pubblica Amministrazione (per i tirocini negli uffici pubblici). Le nuove norme sul tirocinio non valgono per le professioni sanitarie.

Società professionali

L’Ordine degli Architetti invece si concentra su altri due provvedimenti: il recente decreto sulle semplificazioni e la Legge di Stabilità di fine 2011.

Per quanto riguarda quest’ultima (legge 183/2011), le perplessità riguardano l’articolo 10, che prevede la possibilità di costituire società fra professionisti anche con soci non professionisti. Il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori chiede che in fase di conversione del decreto sulle liberalizzazioni si corregga «la norma sulle società professionali che è stata snaturata togliendo ogni limite alla presenza e ai poteri esercitati dai soci terzi di capitale, contraddicendo la logica della istituzione di una peculiare forma di società quale è, appunto, quella dedicata ai professionisti».

In particolare viene considerato «irragionevole ed errato» consentire al socio non professionista la possibilità di avere la maggioranza delle quote, e si sottolinea che l’ingresso di soci di capitale di maggioranza costituirebbe «un’anomalia tutta italiana».

Reti interprofessionali

Gli architetti chiedono anche di poter costituire reti interprofessionali, sul modello delle reti d’impresa.

Contro i soci di capitale nelle società di professionisti si pronunciano anche gli Ingegneri, che a loro volta chiedono di rivedere l’articolo 10 della legge di Stabilità, magari prevedendo che i soci di capitale possano avere solo quote di minoranza.

Infine, di nuovo gli architetti fanno un’ulteriore proposta che riguarda invece le semplificazioni: chiedono che venga estesa anche ai liberi professionisti, oltre che alle imprese, la possibilità di fare una comunicazione unica all’Autorità di Vigilanza sui Lavori Pubblici.

Accesso al credito, Bankitalia: i criteri per le Pmi

Mer, 02/01/2012 - 17:05

Credito alle imprese: stretta delle banche piùsulle grandi che sulle Pmi

Probabilmente non c’era bisogno che lo dicesse la Banca d’Italia, le imprese che l’accesso al credito sta diventando sempre più difficile lo notano da tempo, soprattutto le Pmi. E ora anche via Nazionale lo conferma: nel quarto trimestre i criteri per la concessione di prestiti a imprese e famiglie sono diventati più stringenti.

Stretta al credito

C’è però un dato che forse sorprenderà le Pmi: la stretta sull’accesso al credito si è concentrata soprattutto sulle grandi aziende, mentre i criteri per quanto riguarda le imprese di piccole e medie dimensioni sono diventati effettivamente più severi ma in misura minore. Quanto alle previsioni, le tensioni sembrano destinate a proseguire, anche se in misura minore, nel primo trimestre del 2012. I dati sono quelli relativi all’Indagine sul credito bancario nell’area euro, da cui Bankitalia ha estrapolato le cifre relative all’Italia.

L’irrigidimento sulle condizioni di prestito delle banche alle aziende nel complesso è stato il più marcato degli ultimi tre anni: l’indice è pari a 0,50 (su una scala che va da 1 a -1), ed è il più alto dal terzo trimestre del 2008 (quello immediatamente seguente al crollo di Lehman Brothers e alla scoppio della relativa crisi finanziaria). La serie storica relativa a questi anni di crisi mostra come un allentamento era iniziato nell’ultimo trimestre del 2009 e proseguito fino all’inizio del 2011, per poi invertire la tendenza nella seconda parte del 2011.

Come accennato, l’unico dato positivo per le Pmi riguarda il fatto che le condizioni dei prestiti si sono irrigidite soprattutto per le grandi imprese, il cui indice relativo al periodo ottobre-dicembre è stato pari a 0,63, mentre per le aziende di medie e piccole dimensioni si è “fermato” a 0,38.
if (typeof(et_ord)=='undefined') et_ord=Math.floor(Math.random()*10000000000000000); if (typeof(et_tile)=='undefined') et_tile=1; document.write('');

Previsioni I trimestre 2012

In questi primi tre mesi del 2012 la situazione è destinata a rimanere abbastanza simile (saldamente sopra quota 0, che rappresenta la stabilità), pur se con segnali di miglioramento (gli indici sono in leggero calo).

Secondo gli esperti di Bankitalia, la stretta creditizia è determinata soprattutto dalle difficoltà di accesso al finanziamento e ai problemi di liquidità dello stesso sistema bancario e anche dalle prospettive generali dell’economia. Insomma, sono gli effetti della crisi del debito europea, delle tensioni sullo spread e sui tassi, che come più volte sottolineato si riflettono, alla fine, sulle condizioni del credito alle imprese (e alle famiglie).

Altri fattori di rilievo possono essere le prospettive di un particolare settore o di una singola impresa, e i rischi sulle garanzie.

In termini pratici, la stretta si traduce in un aumento dei margini di interesse (su tutti i prestiti, non solo su quelli rischiosi) e anche in una revisione della linea di credito. Aumentano poi gli oneri addizionali oltre agli interessi e le attività chieste in garanzia.

Domanda di accesso al credito

E vediamo cosa succede invece alla domanda di accesso al credito da parte delle imprese. La domanda di prestiti è stata stabile nel quarto trimestre 2011, in  misura analoga per Pmi e grandi imprese, mentre le attese sono di una contrazione in questi primi tre mesi del 2012. La flessione riguarda in misura leggermente maggiore la domanda delle grandi imprese rispetto a quella delle Pmi.

Tipologie di prestiti

La stretta del quarto trimestre ha riguardato sia quelli a breve che quelli a lungo termine, ma è stata decisamente più accentuata su questi ultimi. Nel trimestre in corso questa forbice dovrebbe invece ridursi, portando entrambi i valori su livelli abbastanza simili a quelli registrati nel quarto trimestre per i  prestiti a breve termine.

Finalità

Per quanto riguarda le finalità dei prestiti richiesti, le due voci più rilevanti sono la ristrutturazione del debito e il finanziamento di prestiti erogati dalle altre banche. Seguono le esigenze relative a scorte e capitale circolante, e i prestiti erogati da operatori non bancari. In contrazione le richieste per fare investimenti fissi, quelle al servizio di operazioni di fusione o acquisizione, autofinanziamento ed emissioni azionarie.

Semplificazioni e Spesometro: niente soglia per operazioni B2B

Mer, 02/01/2012 - 16:20

Attilio Befera (Agenzia delle Entrate): proposta di semplificazioni per lo Spesometro

In un periodo in cui si fa gran parlare di semplificazioni il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, in audizione in commissione finanze della Camera sui risultati della lotta all’evasione fiscale tocca il tema dello Spesometro proponendo l’eliminazione della soglia dei 3mila euro per le comunicazioni B2B (business to business), ovvero tra imprese. Concordi le Associazioni di Rete Imprese Italia, che chiede che non vengano applicate sanzioni sui dati relativi al 2010.

Lo Spesometro rischia di diventare un doppione delle altre misure messe in campo da Fisco contro l’evasione fiscale, ovvero quelle per la tracciabilità dei pagamenti con l’abbassamento della soglia per i pagamenti in contanti a 1.000 euro, al costante monitoraggio dei rapporti finanziari da parte dell’amministrazione finanziaria che può consultare l’Archivio rapporti e alla comunicazione delle operazioni IVA rilevanti (redditometro).

Semplificazione per le imprese

Lo spesometro potrebbe quindi essere abolito o perlomeno diventare senza soglia, per essere sostituito dalla reintroduzione dell’elenco clienti e fornitori.

Una semplificazione che avrebbe l’obiettivo di migliorare i rapporti tra contribuenti e Fisco e che renderebbe la contabilità aziendale più agevole, permettendo di evitare agli imprenditori l’onere di valutare ogni singola operazione e di selezionare le operazioni da comunicare perché non rientranti tra le cause di esclusione.

In ogni caso, per il  responsabile fiscale di Casartigiani, Beniamino Pisano, andrebbe anche «rivista la “modulistica” dell’invio. L’attuale tracciato dell’Agenzia ha creato qualche disagio, non essendo possibile stampare il dettaglio delle operazioni inviate. Un format, basato su specifiche tecniche, che non consente di dare adeguata evidenza al lavoro svolto, soprattutto nei confronti del cliente».

if (typeof(et_ord)=='undefined') et_ord=Math.floor(Math.random()*10000000000000000); if (typeof(et_tile)=='undefined') et_tile=1; document.write('');

Elenco clienti-fornitori

Se non fosse possibile abolire lo Spesometro, quanto meno bisognerebbe secondo Befera innalzare la soglia dell’adempimento, possibilmente con un ritorno all’elenco integrale clienti-fornitori integrato con le operazioni B2C (business to consumer).

Ai membri della Commissione Finanze della Camera Befera ha rivelato: «la seconda comunicazione dello Spesometro sarebbe forse meglio ( e lo stiamo proponendo, poi sarà il Parlamento a dover intervenire) renderla come elenco completo, perché il limite ai 3 mila euro dà solo fastidio agli addetti ai lavori. Mi auguro che la delega sulla riforma fiscale sia fatta in modo tale da eliminare questi adempimenti inutili o comunque concentrarli».

Sanzioni sui dati 2010

Rete Imprese Italia ha concordato con le osservazioni di Attilio Befera e ha inoltre proposto, in una lettera inviata proprio al direttore dell’Agenzia delle Entrate, che non vengano applicate sanzioni sull’invio dei dati relativi al 2010, a fronte della novità dell’adempimento e dei numerosi dubbi interpretativi che gli imprenditori hanno posto negli ultimi mesi.

Principalmente i chiarimenti sono stati chiesti «in merito ai contratti collegati e ai corrispettivi periodici», ha rivelato Andrea Trevisani, direttore politiche fiscali Confartigianato. Va inoltre considerato che «qualche associazione, inoltre, aveva trasmesso rispettando il vecchio termine del 31 dicembre e in questi giorni ha dovuto provvedere a inviare le comunicazioni sostitutive alle luce dei chiarimenti dell’Agenzia di inizio anno».

Dunque è probabile che non vi sia stata uniformità nei dati trasmessi da contribuenti e  consulenti, «le istruzioni hanno fornito risposte su quasi tutti i temi, ma la casistica riscontrata sul campo si è rivelata più vasta delle ipotesi chiarite dalla prassi. – ha spiegato Antonio Vento, responsabile fiscalità d’impresa di Confcommercio.

È plausibile ritenere che su situazioni quali le operazioni collegate o frazionate, l’IVA del margine o le note di variazione il committente e il prestatore abbiano comunicato informazioni difformi. Auspichiamo che, in presenza di questi disallineamenti, l’Agenzia sia indulgente e comprenda le difficoltà, come peraltro solitamente accade in queste circostanze».

Nuovo regime dei minimi, chiarimenti sull’IVA

Mer, 02/01/2012 - 16:06

Regime dei minimi 2012: chiarimenti sul trattamento ai fini IVA

Il nuovo regime dei minimi, dopo aver sollevato perplessità in merito di verifica dei requisiti per accedervi, torna alla ribalta attraverso i dubbi e le perplessità dei contribuenti.

Questa volta le domande sono relative al corretto trattamento ai fini IVA di coloro che accedono al regime dei minimi e di quelli che sono diventati i cosiddetti ex-minimi, in particolare i dubbi si concentrano sulla compilazione dei registri IVA, le comunicazioni annuali dati IVA, le liquidazioni IVA, le dichiarazioni annuali gli elenchi INTRASTAT.

Non sembra quindi essere ancora completamente chiaro quali sono gli adempimenti comunque a carico dei nuovi minimi, nonostante le agevolazioni prevista dalla normativa.
if (typeof(et_ord)=='undefined') et_ord=Math.floor(Math.random()*10000000000000000); if (typeof(et_tile)=='undefined') et_tile=1; document.write('');

Registri IVA

Innanzitutto chi ha scelto di accedere al regime dei minimi potrà evitare di predisporre i registri IVA sia per gli acquisti sia per le vendite, sarà sufficiente che le fatture emesse e ricevute siano essere annotate. Questo ai fini del calcolo dell’IVA per i titolari di partita IVA, fermo restando la possibilità di non applicare la ritenuta del 5% sugli onorari, come prima avveniva per gli ex-minimi.

In alternativa all’emissione di fatture, ove previsto dalla specifica attività, dovranno essere emessi gli scontrini fiscali o compilato il registro dei corrispettivi poiché i minimi non sono esonerati dalla compilazione di quest’ultimo.

Dovrà essere inoltre mantenuta la copia delle fatture di acquisto o vendita, che dovranno essere numerate progressivamente e che dovranno avere anche tutti i requisiti minimi previsti dalla normativa europea.

Elenchi Intrastat

I nuovi minimi sono inoltre chiamati a compilare gli elenchi INTRASTAT, tramite il modello INTRA-2  con cadenza trimestrale. È infatti vero che chi rientra nel regime dei minimi pur risultando escluso da tutti gli adempimenti IVA, ma eventuali acquisti intracomunitari rappresentano un’eccezione.

Dunque in questo caso il contribuente minimo deve integrare la fattura di acquisto indicando aliquota e imposta, poi procedere con il versamento dell’imposta il sedicesimo giorno del mese successivo a quello in cui ha effettuato l’operazione, indicando il codice tributo corrispondente al codice periodico IVA del mese di riferimento.

Non è però necessario annotare la fattura in alcun registro e in più l’IVA non può essere portata in detrazione in riferimento alla fattura integrata.

Diversamente accade per le cessioni di beni e/o di servizi effettuate dai minimi nei confronti di soggetti passivi comunitari. Queste infatti non essendo considerate cessioni intracomunitarie ma interne senza diritto di rivalsa dell’IVA non obbligano il contribuente alla compilazione dell’elenco INTRASTAT.

Adempimenti fiscali per minimi ed ex-minimi

Riassumendo, per i nuovi minimi permane l’obbligo di rispettare i seguenti adempimenti fiscali: numerazione e conservazione delle fatture d’acquisto e delle bollette doganali per le importazioni; certificazione dei corrispettivi; conservazione dei documenti emessi e ricevuti; integrazione delle fatture di acquisto intracomunitarie o in regime di reverse charge.

Chi rientra nel regime transitorio, riservato agli ex-minimi, sono previste le seguenti agevolazioni: esonero registrazione e tenuta scritture contabili, sia ai fini IVA che IRPEF; esonero da liquidazioni e versamenti periodici IVA, dalla presentazione della dichiarazione e versamento IRAP.

Schede di memoria flash: i software di recupero dati

Mer, 02/01/2012 - 11:00

Memory card flash: come proteggere e recuperare i dati

L’utilizzo delle memory card per l’archiviazione dei dati digitali è frequente anche sul lavoro, soprattutto in mobilità, e i dispositivi digitali che le ospitano sono i più disparati, dai cellulari alle macchine fotografiche passando per PDA, navigatori satellitari e riproduttori audio.  Per contare sulla piena accessibilità delle informazioni è bene adottare precauzioni in termini di protezione dei dati archiviati e ricorrere, in caso di danneggiamento, a strumenti di recupero dati da scheda di memoria flash.

Sicurezza dei dati

Effettuare periodicamente un back-up su un dispositivo esterno alla memory card è una soluzione consigliabile, specialmente se la card è utilizzata per attività di tipo lavorativo. Scegliere il supporto di back up dipende dall’uso che si fa di quei dati, quindi dalla frequenza con cui si devono accedere e utilizzare.
if (typeof(et_ord)=='undefined') et_ord=Math.floor(Math.random()*10000000000000000); if (typeof(et_tile)=='undefined') et_tile=1; document.write('');

Le scelte spaziano dai CD, ai DVD, passando ovviamente per i dischi rigidi usterni, le chiavette USB e ovviamente i PC. Può sembrare banale ricordare il salvataggio dei dati, ma una recente ricerca Symantec su un totale di 2227 consumatori ha stabilito che il 30% degli intervistati che solitamente usa una memory card non esegue il back-up.

Nel caso dovesse comunque verificarsi una perdita di dati, è bene sapere che è possibile effettuare il recupero dei dati ma, per lasciare inalterate le possibilità di recupero, non si deve intervenire sulla memory card: il recupero dei dati da memorie flash è un’operazione particolarmente complessa, poiché questa tecnologia, a differenza degli hard disk, impiega tecniche dette di wear leveling che si occupano di ridistribuire le informazioni nel chip di memoria.

Esistono in commercio alcuni software gratuiti per tentare autonomamente il recupero dei dati da card:

  • Recupero scheda memoria è disponibile per windows e Mac. E’ compatibile con schede SD, XD card, memory stick, flash card, SDHC, le smart card, e le mini scheda di memoria MMC, supporta i formati immagine TIF, GIF, PNG, JPEG, JPG e BMP, tutti i formati audio e video e praticamente tutte le marche di  fotocamere: Sony, Nikon, Canon, Olympus, Kodak, Samsung, Epson, Fuji, Epson Panasonic.
  • Stellar Phoenix Photo Recovery 4.0 anche questo disponibile per windows e Mac, e specifico per le mini SD, Micro SD, le SDHC di qualunque marca.  Le marche supportate comprendono: Nikon (NEF, NRW), Sony (SR2, ARW, SRF), Canon (CR2, CRW), Minolta (MRW), Olympus (ORF), Kodak (K25, KDC, DCR), Fuji (RAF), Pentax (PEF), EPSON (ERF), DNG, Sigma (X3f), Panasonic (RAW), Mamiya (MEF, MOS), i tipi di audio riconosciuti e gestiti sono M4A, WAV, MP3, RPS, AIFF, RA, AU, OGG, M4P, MIDI, RM, WMA, mentre per i supporti di immagini sono compresi JPEG, PSP, GIF, PNG, TIFF, BMP, JP2, INDD, PCT, PSD, MOS. I formati audio supportati infine sono AVI, ASF, MP4, WMV, MOV, M4V, 3GP, 3G2, MPEG, DV, MTS, VOB, M4B, MKV, DIVX, OGM, ASX, MOI.

Altri software non gratuiti sono invece: Smart Flash Recovery, Smart Data Recovery.

Se non ci si vuole cimentare di persona nel salvataggio dei dati si può contare su aziende qualificate in questo tipo di “recuperi”: Kroll Ontrack è specializzata ma anche l’italianissima Recovery Italia che a beneficio della trasparenza mostra il proprio listino prezzi esposto sul sito ed è contattabile a mezzo numero verde.

Oltre alle accortezze preventive e operative già citate, è comunque un bene avere più di una memory card al seguito per effettuare rapidamente una sostituzione in caso di malfunzionamenti o per utilizzare i dati di lavoro (immagini, suoni, video, altro) separati su diverse schede. Mantenere tutti i dati di un progetto, un servizio fotografico su un unico supporto può aumentare il rischio di perdere tutto, distribuirlo invece su più memory card secondo una categorizzazione specifica (per evento, per progetto…) è più sicuro: una si può danneggiare, ma non tutte contemporaneamente, a meno di perpetrare le ingenuità sopra elencate che grazie a questo articolo dovreste poter evitare da oggi in poi.

Protezione della scheda

Per preservare la sicurezza delle informazioni è bene adottare  anche semplici accorgimenti che scongiurino il rischio di danneggiamento delle schede di memoria, con conseguente perdita dei dati immagazzinati.

Quando la scheda è inserita nel dispositivo digitale si devono controllare le impostazioni delle funzionalità che possono causare sovrascrittura o cancellazione di dati ed è necessario prestare massima attenzione a quelle attivate in modalità automatica. In primis la funzione di formattazione di videocamere e fotocamere digitali, che ovviamente ripulisce in un sol colpo tutta la scheda.

Durante le attività di trasferimento dati, lettura o scrittura si dovrebbero evitare alterazioni del dispositivo, come lo spegnimento improvviso o le sollecitazioni violente. Infine  l’estrazione della memory card deve essere effettuata a dispositivo spento e mai durante attività di lettura, scrittura o trasferimento dati.

Quando le memory card estratte dal dispositivo di alloggiamento sono più vulnerabili ai danni. Temerario colui che le infila in tasca o in borsa alla rinfusa e senza custodia, poiché le espone a rottura, smarrimento o caduta. Il calore è pure un nemico naturale dei dispositivi di memorizzazione perché  aumenta la possibilità di guasti come ad esempio il mancato riconoscimento dal dispositivo che la utilizza. Anche la sabbia e l’acqua non sono proprio salutari e quindi specialmente durante lavori in esterno, non si deve abbassare la guardia. In tutti questi casi è meglio riporle nell’apposita custodia di plastica rigida con la quale vengono vendute.

Decreto Liberalizzazioni: iter ed emendamenti

Mer, 02/01/2012 - 10:30

Decreto Liberalizzazioni: tutte le audizioni per definire gli emendamenti

Prosegue l’iter normativo del decreto liberalizzazioni (ddl n. 3110), al vaglio della Commissione Industria al Senato: il primo step normativo, che si conclude giovedì 2 febbraio alle 14:30, prevede già una serie di incontri e audizioni di dibattito delle misure introdotte dal nuovo decreto.

Iter

A seguire sono in programma gli incontri sul decreto liberalizzazioni i referenti della Banca d’Italia e i rappresentanti di Upi e Anci, per finire con il secondo turno del Forum nazionale dei giovani, dei sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl, dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, di Confindustria e di Rete Imprese Italia.

if (typeof(et_ord)=='undefined') et_ord=Math.floor(Math.random()*10000000000000000); if (typeof(et_tile)=='undefined') et_tile=1; document.write('');

Venerdì 3 febbraio in udienza le Associazioni dei consumatori, il Sindacato nazionale agenti di assicurazione – Sna, Ania, Isvap, Abi e la Conferenza delle Regioni, Federfarma, Unione Petrolifera, Assopetroli e Federazione gestori carburanti (Faib, Fegica, Figisc).

Emendamenti

Il risultato di tutti questi dovuti incontri sarà rappresentato sicuramente da una serie di obiezioni ed emendamenti al Decreto Semplificazioni, che potrebbero partire dal tema delle professioni.

Il Pd, tramite Mario Cavallaro, componente della commissione Giustizia della Camera afferma che «la sostituzione del regime tariffario con quello puramente contrattuale merita un approfondimento e una messa a punto e l’inizio di un confronto ed un dialogo con la categoria».

È comunque «ora indispensabile approvare con urgenza, in via temporanea e provvisoria, i parametri previsti dalle norme ora vigenti, senza dei quali è controverso persino come si possa determinare il compenso di prestazioni di sicuro rilievo per l’attività forense in una nutrita serie di casi, compresi quelli della liquidazione giudiziale delle spese di lite; in alternativa, un’urgente norma transitoria deve chiarire che fino al momento in cui non interverranno nuove norme si applica il previgente regime tariffario ed i criteri della sua applicazione».

Pronti a presentare corposi emendamenti sia Pdl sia e Terzo Polo: «pensiamo – afferma Angelino Alfano – che le liberalizzazioni andranno rafforzate e irrobustite. Quindi siamo per aggiungere e lo faremo in Parlamento con una nostra iniziativa evidente».

Inoltre prosegue il presidente della commissione Industria del Senato, Cesare Cursi, «un decreto che punta a intervenire ad ampio raggio sulle liberalizzazioni non può limitarsi a interventi incisivi su taxi, farmaci o edicole. Non si può prescindere da correzioni anche su banche e assicurazioni, ad esempio trovando dei meccanismi per facilitare l’accesso al credito delle imprese».

Crowdfunding: Starteed ai nastri di partenza

Mer, 02/01/2012 - 10:00

Starteed: nuova realtà dedicata al Crowdfunding

Cresce l’interesse delle Pmi per il mondo del Crowdfunding e a marzo in Italia prenderà il via un nuovo sito dedicato a questo metodo di finanziamento.

Si tratta di  Starteed e a spiegarlo ai lettori di PMI.it è uno dei suoi soci fondatori, Claudio Bedino.

Starteed: l’idea

Starteed nasce da un’idea di Claudio Bedino e Valerio Fissore, convinti dell’importanza ed il potenziale dell’investire nel Crowdfunding, ma anche dalla volontà di risolvere le problematiche di accesso al credito per le Pmi, a cui le forme di finanziamento delle principali piattaforme online non sembrano dare risposte appropriate.

Alcuni “angel investor” hanno condiviso l’obiettivo di portare un’ulteriore innovazione nell’ambito del Crowdfunding, introducendo alcune caratteristiche che possono rivelarsi di maggiore appeal popolare e permettergli di proliferare anche in quelle aree e in quei settori dov’è sconosciuto ancora oggi.

Il dott. Bedino ha spiegato che la piattaforma sarà ufficialmente lanciata a fine marzo ma è possibile iscriversi fin da ora per usufruire dei 6 mesi di accesso gratuiti e partecipare alla fase di lancio che prevede il contributo di 5.000,00 euro all’idea più votata dalla community.
if (typeof(et_ord)=='undefined') et_ord=Math.floor(Math.random()*10000000000000000); if (typeof(et_tile)=='undefined') et_tile=1; document.write('');

Starteed caratteristiche

La differenza rispetto ai “competitor diretti” Kapipal, Eeppela e Boomstarter consiste nel rendere l’utente stesso uno dei finanziatori, grazie alla sua piccola quota di iscrizione. Un processo innovativo che permette alle idee che raccoglieranno più consensi di ottenere un ritorno economico sicuro indipendentemente da quanto raccolto dai sostenitori e/o donatori volontari.

Una volta pubblicata, l’idea potrà essere votata e commentata dagli utenti, aiutandola a perfezionarsi ed a capire il reale consenso del mercato. L’idea finanziata rimarrà di proprietà del suo creatore e la sua pubblicazione rappresenta una “data certa” a tutela della sua creazione. L’area “about” del sito Starteed è completa di dettagli e chiarimenti a disposizione degli interessati che vogliono approfondire questi aspetti.

Un ulteriore differenza dalle altre realtà italiane attualmente on-line, è che non c’è una durata prefissata per il raising (o raccolta fondi), che viene decisa dal proponente in giorni o mesi.
Infine oltre alla categorizzazione dei progetti secondo tipologia, sarà effettuata un’ulteriore classificazione in funzione dei canoni seguenti:

  • Social  dedicato ai progetti sociali, charity, no profit.
  • Commercial  per lo sviluppo di idee/progetti con uno sviluppo commerciale. In questo caso sarà possibile,avere un ritorno economico per gli investitori (formula equity based).
  • Pre-buy in cui al raccoglimento dei fondi, l’oggetto in questione sarà realizzato e la quota dei sostenitori sarà usufruibile come credito per l’acquisto. Si può immaginare il caso di un prodotto, dove è necessaria una produzione minima, o l’organizzazione di un concerto, in cui grazie alla prevendita l’organizzatore potrà realizzare l’evento, magari con l’ospite desiderato e senza sorprese.
  • Sponsor in cui la piattaforma Starteed potrà essere usata per raccogliere sponsorizzazioni/donazioni per una squadra dilettantistica, per l’evento di quartiere o similari.
Garanzie

Una comune perplessità in tema di Crowdfunding consiste nell’avere un feedback costante sui progetti e soprattutto sul modo in cui i fondi vengono effettivamente spesi. Bedino ha spiegato che è possibile controllare su Starteed questi elementi mediante un meccanismo di una campagna che si articola in due modalità:

1.   Impostazione della sola scadenza temporale: in questo caso i fondi ricevuti, indipendentemente dall’ammontare complessivo, vengono inviati direttamente al beneficiario.

2.    All or nothing: qui oltre al limite temporale, l’assegnazione dei fondi è subordinata al raggiungimento dell’importo minimo dichiarato per rendere possibile la realizzazione dell’idea. In caso contrario non verrà inviato al beneficiario alcuna forma di finanziamento e non vi sarà alcuna transazione sui conti dei sostenitori/donatori. Questo sistema di funzionamento è garantito dalla piattaforma Paypal utilizzata per le transazioni, che permette un pre-addebito che sarà validato solo al momento del raggiungimento dell’obbiettivo economico.

Le garanzie sull’utilizzo sono comprovate dai beneficiari a cui il team di Starteed chiede di fornire feedback sui progetti realizzati in forma di documentazione fotografica, cartacea, o breve rendicontazione. Nel caso dei progetti “social” non si possono esigere ulteriori controlli.

Invece, per quanto riguarda i progetti pre-buy ed equity based, ovvero dove è previsto un ritorno concreto agli investitori, Starteed sarà garante per gli importi versati qualora il progetto non dovesse essere sviluppato secondo i termini indicati. Se un beneficiario viene scoperto a fare un cattivo utilizzo dei fondi ricevuti deve restituirli e sarà cura di Starteed la restituzione a tutti i sostenitori che hanno effettuato la donazione.